Non solo mare, anche moto . . . anche se avevo bisogno di una vacanza con tanto mare, e balneabile, visto che la scorsa estate ho visto soprattutto il mare di Alaska. Meta di origine doveva essere la Grecia, ad agosto e con più giorni a disposizione. Cosa che per motivi di famiglia (mancanza dog sitting) non si è potuta concretizzare.
Partendo dal principio, perché il Tuareg e non la V85? Principalmente per la ventina di kg in meno di moto e per la gommatura che ho: karoo 4 sull’Aprilia e Dunlop Meridian sulla Guzzi. Pensando già di inserire qualche sterrato nel viaggio ho preferito la 660, a discapito di una minor capacità di carico (ma questo mi è servito a portare solo l’indispensabile!).
Il fattore bagaglio veniva complicato dal fatto di avere appresso anche tutta l’attrezzatura per qualche notte in campeggio organizzato. Originariamente 4 notti su 11, che poi si ridurranno a 3……
In pratica, nel bauletto da 52 litri avevo: tenda ad igloo, materasso doppio gonfiabile, due sacchi a pelo estivi, una giacca antipioggia ed un compressore e . . . .l’ombrellone da mare! Questo sicuramente più utile della tenda. Nelle valigie laterali, una ciascuno i bagagli personali. Iomi sono preso quella davvero piccola per via dello scasso marmitta. E, almeno alla partenza con tutto bello stirato ci ho stipato: una tuta antipioggia in due pezzi, un paio di scarpe leggere stringate, un paio di sandali di gomma, i vestiti, la trousse, il telo mare e pure una busta con dentro un kilozzo di ferri e leve al manubrio di ricambio.
Moto in configurazione viaggio a Naracauli - Piscinas
Sicuramente non valeva la pena di caricarsi così tanto e sarebbe stato più saggio rinunciare da subito al campeggio, ma volevo pernottare in due / tre posti dove trovare un tetto rigido sarebbe stato più complicato, anche se non ci ho nemmeno provato al momento delle prenotazioni e, soprattutto, volevo vedere quanto ero ancora “giovane”, alla soglia dei 60!
Campo montato a Sciopadroxiu
A moto ben carica ma ancora molto guidabile (gran lavoro di Aprilia sul telaio, con il precarico del mono però al massimo), si parte da Genova il 18 di giugno, alla volta di Porto Torres, con una piacevole traversata in cabina con vista, ed una pessima cena al self di Tirrenia; pollo stopposo io e ravioli crudi Cristina . . . (meglio portarsi due panini).
Prima tappa Alghero per una breve visita in centro, lasciando tutto il possibile a bordo moto, visto che il caldo, fin dal mattino, sarà una costante di questo viaggio per poi la già nota ed ultra panoramica Alghero - Bosa (ma scoprirò anche più divertente da guidare la Tempio Pausania - Palau, di li a qualche giorno).
Ad Alghero vien buono qualsiasi mezzo
Dopo Il pranzo a Bosa riprende il viaggio verso la prima tappa “balenare”; Putzu Idu dove pernotteremo, e dove abbiamo il primo contatto con il mare sardo, già caldo in modo anomalo per essere solo il 19 di giugno. Che nessuno osi fare ancora il “negazionista” sul climate change, perché purtroppo è una brutta realtà.
Oltre all’acqua calda, sarà una costante anche il caldo in viaggio, aggiunto al caldo assurdo del motore Tuareg (la mia non “decatalizzata”, come fanno molti) che ci porterà addirittura un giorno ad inzupparci i pantaloni per resistere…..
Ma verso sera, a giugno si sta bene!
Il giorno dopo tappa lunga alla vicina e famosa spiaggia di Is Arutas, presso Cabras, per poi riprendere il viaggio in sella fino alla spiaggia di Piscinas (avevo detto che l’ombrellone serviva, o no?) che raggiunta da nord dalla strada di Torre dei Corsari, prevede un inevitabile guado!
Questa è chiamata Costa Verde e bagna le zone del sud ovest dell’isola, fino a qualche decennio fa sfruttate per le miniere, ora tutte dismesse, e che oggi è oggetto di un turismo molto di nicchia.
Io per forza guado, Cristina a piedi a bordo strada
Torno per la quarta volta al campeggio Sciopadroxiu, per la prima volta in tenda, poiché negli anni passati, fuori stagione, avevo sempre pernottato in una delle sei camere disponibili in loco. Ottimo il ristorante del campeggio, posto poco sopra le dune di Piscinas (un paio di km dalla spiaggia, dove il giorno dopo scenderemo con le bici del campeggio, per viaggiare già balneari).
Dopo le due notti di camping, ripartiamo in moto prendendo l’altra strada che collega Piscinas a Montevecchio, piccola città mineraria, che raggiungeremo sempre in sterrato con una strada in salita di circa 5 km, che feci già anni fa con il 990, ma a moto scarica. Per fortuna l’hanno un po’ sistemata e siamo andati su senza difficoltà.
Strada Naracauli-Montevecchio
Il giorno dopo è da tappa “Marathon”, perché abbiamo deciso di risalire fino a Palau ed imbarcarci per La Maddalena, dove avevo prenotato tre notti, che diventeranno quattro grazie al Tuareg.
Tappe di viaggio a Fordongianus, con terme romane e terme balneabili (anche a gratis, nel fiume!) e poi verso sera a Tempio Pausania, città che in molte vie del centro mostra la sua gratitudine al grande Faber.
Terme Romane a Fordongianus
Lungo la strada
Tempio Pausania ricorda Faber
Tardi, ma si arriva quindi a La Maddalena, ancora in tempo per una doccia sacrosanta e cenare nella pizzeria più vicina, “purtroppo” napoletana. Che la pizza la sappiano fare, è indubbio; ma è anche indubbio che debbano insistere ad oltranza con la loro napoletanità. Per tutta la cena ho dovuto sorbirmi a loop Pino Daniele, e solo Pino Daniele, che reggo poco. E mi è venuto da pensare: ”ma quando vado a mangiare piemontese, mica ci fanno sentire Gipo Farassino per tutta la sera!”.
Arriviamo al
fatidico lunedì 23 giugno; prevista spiaggia a go-go e decidiamo di cominciare da Caprera, accessibile con ponte stradale da La Maddalena. Percorsa la decina di km di asfalto ne facciamo ancora qualcuno di sterrato per arrivare sulla punta sud. Cerco un posto adatto dove posteggiare la moto quando scatta l’allarme rosso sul cruscotto:”
Urgent Service necessario”.
Spengo, riaccendo; la moto si muove ma non capisco bene cosa succeda, qualcosa non va. Leggo il manuale, quasi inutile se non per scoprire che la moto va in “recovery” a funzionalità ridotta, e poi inizia una giornata dove metto in pratica tutta la mia capacità di rompere i coglioni al prossimo, per il noto principio che: ”se hai un problema, un modo per risolverlo è cercare di farlo diventare anche il problema di qualcun altro”. Contatto prima il concessionario di Sassari, a circa 130 km da me, che alla prima botta mi dice di andare li. Poi lo ricontatto e mi danno il riferimento di un paio di officine di La Maddalena, che dovrebbero poter fare almeno la diagnosi con l’elettronica giusta. Notare che stiamo in un paese-isola che, d’inverno, fa circa 2000 abitanti. Le officine lavorano in affiancamento al noleggio scooter, anche se c’è addirittura un concessionario ufficiale. Manco a dirlo, Honda.
Comunque sia mi metto in contatto con
Mega Motors, gentilissimi e disponibili Andrea e Marco, che fanno pure il continuato. Dopo un bagno un po’ mesto, in un mare turchese splendido, ci rivestiamo e con la moto in modalità “recovery”, con il motore che non saliva molto di giri ripercorriamo l strada a ritroso ed arriviamo all’officina, per grande fortuna anche molto prossima all’hotel. Dopo pochi minuti di attesa, la diagnosi sentenzia che è andato il sensore dell’acceleratore elettronico. Niente da fare senza il ricambio Piaggio…… A quel punto mi affido a loro per contattare il concessionario di Sassari per il pezzo e riporto la moto in hotel. Ma poiché nel corso della giornata non avevo ancora ricevuto risposta circa il ricambio, dopo aver interpellato pure un collaudatore Aprilia fortunosamente conosciuto pochi mesi fa, lancio un post facebook sul gruppo Tuareg 660 Italia. Qui mi danno il contatto di un iscritto, che è poi lo stesso concessionario di Sassari. Gli scrivo ad ora di cena in pvt su messenger e questo . . . . dopo dieci minuti mi telefona, per dirmi che ha il ricambio e che il mattino dopo lo avrebbe spedito subito a Mega Motors, con tempi di 24 ore di arrivo. Gran sollievo!
Mi organizzo per prolungare la sosta a La Maddalena di un giorno, e quindi al martedì decidiamo di riprendere il giro spiagge, anche se con la moto in “recovery”. Nella notte però il recovery si è aggravato e quindi la moto si accende, ma accelera proprio zero. Fermi.
Smonto tutte le valigie, mi metto in bermuda e scarpe da ginnastica e decido di portare la mota a spinta subito in officina (due discese ed una salita da fare), visto che il meccanico ha il furgone rotto ed ha pure finito gli scooter a nolo. Con l’aiuto di Cristina facciamo il tratto in salita e “guido” in discesa. In un quarto d’ora risolviamo la faccenda del trasporto inerti e procediamo a piedi verso il paese a ritirare un sym 125 dalla concorrenza.
Downsizing forzato
Finalmente per un giorno e mezzo ci godiamo le due isole in scooter (che poi qui è molto meglio della moto), tra spiagge e casa museo di Garibaldi.
Ombrellone serve eccome!
Garibaldi piantò un pino davanti a casa; servivano pinoli per il pesto; e non scherzo.
La casa museo di Garibaldi è molto interessante; una struttura molto semplice ma dotata di sofisticazioni tecnologiche molto avanti per l'epoca. Un mulino a vento, protetto dal vento troppo forte tra muri, un motore a vapore da impiegare in agricoltura, pianole meccaniche programmate oltre che al piano tradizionale. E ci teneva a lasciare un segno di se sull'isola, predisponendo diverse piantagioni di ulivo che lui non avrebbe potuto veder fruttare per limiti di età.
Il mare a Caprera
Mercoledì sera la moto è già pronta e giovedì possiamo ripartire verso la Corsica, con minime variazioni di programma, il portafoglio un po’ alleggerito (Mega Motors onestissimo oltre che assai disponibile, è il ricambio Piaggio che costa . . . . ) ma soprattutto quel senso di sfiducia che ti resta dopo essere stato appiedato da un guasto del genere, assolutamente imprevedibile con qualsiasi manutenzione periodica (moto con 22K km, appena tagliandata a 20K). Poi pensi che con il Tuareg sei stato anche in Tunisia, che è uno di quei posti dove è OBBLIGATORIO uscire con il mezzo con cui sei entrato, altrimenti semplicemente non torni a casa; vedi che in un buco di posto come La Maddalena c’è il concessionario Honda, pensi che con tre Honda hai totalizzato 180.000 km ed il massimo guasto è stato il contakm, è qualche idea ti viene . . .
Si riparte
Arrivo a Bonifacio
Comunque la moto va, e così giovedì in rapida sequenza di traghetti, La Maddalena – Palau, poi Santa Teresa di Gallura – Bonifacio, si sbarca in terra corsa. Tappa in spiaggia a La Tonnara, molto bella e poi ancora qualche km molto panoramico fino alle porte di Propriano, dove segnalo l’hotel Roc e Mare. Da fuori pare un motel sulla strada, ma il lato opposto ha un affaccio da urlo sul golfo di Propriano, con tanto di favolosa spiaggetta privata per il secondo bagno della giornata, e ristorantino sul mare in cui ceneremo. Un posto talmente bello che il mattino dopo mi alzo alle 7 per iniziare la giornata con una bella nuotata nella spiaggia quasi deserta. Un altro aveva avuto la mia stessa idea.
Vista da Roc e Mare, Propriano
Trasferimento a nord diretto fino a Calvi, passando da Corte, saltando una notte di camping in valle Restonica (niente di che comunque, siamo andati solo a vedere; la strada per la valle da Corte è aperta al traffico solo per 5 km) per via del soggiorno forzato in Sardegna ad aspettare la moto.
Tappa a Corte, zona di lavoro improvvisato
Calvi
Saleccia di giorno e di sera

Dopo Calvi arriva il giorno del secondo sterrato “obbligatorio” di questo viaggio; la pista di 10 km per la famosa spiaggia di Saleccia, tra Ile Rousse e Saint Florent, attraverso il così detto “deserto di Agriates”. Sostanzialmente all’andata 10 km di discesa, che il giorno dopo sarebbero diventati ovviamente 10 in salita. Avevo avuto due fonti recenti di informazione che mi avevano assicurato essere fattibile anche in coppia e carichi; la strada, una volta pessima, è stata messa in ordine ed in effetti è stata fattibile. Anche se la guida a moto stracarica, soprattutto in discesa, risulta a me comunque impegnativa e per niente divertente, per paura di far del male a mia moglie. Meglio la risalita della domenica. Come considerazione generale, visto che è una strada che porta ad una spiaggia “famosa” (ma non delle più belle di Corsica) ed è quindi trafficata anche da tante auto normali o suv 4wd ma molto “urbani”, ho notato che mediamente il guidatore di fuoristrada “vero” ha cognizione di causa, oltre che per sé anche per i motociclisti, facendoli passare quando sono dietro (le moto DEVONO andare più veloce) e fermandosi quando li incrocia per lasciare un certo margine di errore di traiettoria, mai troppo certa in sterrato su due ruote. Al contrario il guidatore di suv o auto normale, banalmente se ne frega o più probabilmente non capisce le (tue) difficoltà; se vuoi passare gli devi strombare e se ti incrocia, che tu sia in salita o in discesa, se ne continua imperturbabile per la sua strada e ti sfila come se fosse su asfalto . . . . .Pessimo.
Sulla pista caldissima
Zucchine gialle a Saint Florent
Fine viaggio, barba lunga
Dopo il camping a Saleccia l’ultimo giorno di viaggio lo passeremo poco a nord di Nonza, con l’ultimo bagno in uno spiaggione di sassi, con il mare bello ma l’aria rovente a causa del gran caldo e, appunto, dei sassi scuri. Il climate change è arrivato davvero.
Spiaggia di Ogliastro
Spiaggia di Nonza