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| Quando eccezionalità e semplicità si incontrano ( Roberto Polleri "Ropoller") |
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Una lunga e piacevole chiacchierata con Gianni e Gisella sul loro lungo viaggio attraverso il continente americano a bordo di una Stelvio NTX. Ho “incontrato” Gianni Reinaudo e Gisella Montabone sulle pagine di “Mototurismo” che, in varie puntate, hanno raccontato del loro lungo viaggio dall’Alaska alla Terra del Fuoco per ben 24.500 chilometri attraverso un continente ricco di contrasti. Le parole di Gianni unite alle immagini di Gisella hanno sollecitato ancor di più la mia fantasia quando osservando le immagini vedo che la terza protagonista di questa impresa era una moto del tutto identica alla mia, una Stelvio NTX differente solo nel colore. Pensate poi quando ho scoperto che dietro il nickname “Destination Ushuaia” che scriveva sul forum del Guzzi Stelvio Club si celava il buon pilota che ha attraversato il nuovo mondo, la voglia di incontrarlo assieme alla sua compagna è diventato quasi un obbligo per me, che oltre ad amare il viaggiare adoro anche ascoltare chi da questo sia appena tornato. E’ bastato qualche messaggio per definire il luogo del nostro rendez-vous, ovvero la ghiotta occasione di “Mondo Moto Guzzi”, nota kermesse bicilindrica che per i novant’anni del marchio ha scelto proprio la mia città come luogo simbolico dove la storia delle moto dell’Aquila d’Oro ha avuto inizio. Ecco allora che il sabato arrivo di buon’ora alla Marina Genova Aeroporto insieme a Michele Romano, il notissimo “Mic” vera mente pensante ( o forse meglio il processore umano…) del sito “Cose Guzzistiche”, entrambi pronti per circolare lungo gli stand e tra le varie moto. Siamo attorno ai nostri mezzi a sistemare gli oggetti nei bauli e nelle borse, pronti ad intraprendere il classico giro di perlustrazione del raduno, quando un uomo si avvicina al nostro capannello e lascia qualche foglietto ad ognuno degli astanti. Io sono troppo intento a trafficare nel mio “Trax” aperto e non riesco a cogliere la frase che la persona passando mi dice. “Hai capito?”, mi chiede l’amica Donatella anche lei presente alla scena. “No? ….cosa….”, faccio io con sguardo interrogativo e forse un po’ ebete. “Ti ha detto –Bella moto questa! Con una identica ho fatto questo viaggio…- Non stavi a sentire….”. Anche gli altri scuotono il capo in segno di assenso. Continuo a non capire. Ecco allora che guardo il foglietto: riconosco la foto vista sulla rivista, stesso itinerario e stessa moto. “Ma allora è Gianni…”, faccio io verso i presenti che, annuendo, agitando con vari gesti le mani e con sguardi ammiccanti sottolineano la positività della risposta alla mia domanda. “Ma allora vado da lui… non avevo capito….”, faccio io come giustificando la mia distrazione. “Gianni!?!?!?!”, dico ad alta voce verso l’uomo che si è diretto verso un altro gruppetto di Guzzisti appena arrivati. Mi presento, mi scuso per non averlo riconosciuto e ci diamo appuntamento allo stand dei “Galli Cisalpini” dove lui e Gisella raccontano della loro impresa. All’ora stabilita, ci sediamo sul bordo della fioriera ed io inizio a prendere appunti fittissimi su un foglio di carta riciclata, Mic e seduto a terra ed ascolta come rapito le parole di Gianni che racconta con semplicità ed una certa ritrosia, quasi non volesse che il racconto prendesse una deriva presuntuosa mentre Gisella integra il racconto con timidezza e cautela. Ci sediamo alle dodici e trenta e ci alziamo dopo due ore, senza per nulla accorgerci del tempo che è passato, cullati dalle parole dei due viaggiatori che fanno volare la fantasia lungo un continente a bordo di una Moto Guzzi. Il reportage del viaggio lo avevo letto sulle pagine di “Mototurismo”, tuttavia ero curioso di capire chi fossero Gianni e Gisella, quali fossero le emozioni e le sensazioni che sono tornate insieme a loro nelle borse laterali e nelle loro menti, di qui la voglia di conoscerli e parlare. Con il procedere della narrazione, inizia il viaggio dentro il viaggio, un percorso quasi interiore che esce fuori dalle loro parole, scoprendo a poco a poco emozioni, sentimenti e ricordi in chi ha attraversato il continente americano vivendo in prima persona tutto ciò con un’autenticità semplice ed eccezionale nello stesso tempo. Gianni e Gisella sono da sempre appassionati di moto, di viaggi che li portano a zonzo per l’Europa, il Nord Africa ed il Medio Oriente. Un bel giorno, a Gianni viene in mente di trovare un luogo significativo per il successivo viaggio, un posto simbolico per storia e per senso geografico, che unisca due punti anche distanti tra loro. Inevitabilmente arrivano alla mente due punti estremi, un nord ed un sud per antonomasia: il Circolo Polare Artico e l’estremo sud, lontanissimi eppure situati nello stesso continente. E’ capodanno quando i due, come raccontano essere loro consuetudine, decidono la meta del successivo tour, che per l’anno 2010 è stato ipotizzato dal pilota come Alaska e Patagonia, percorso estremo e terribilmente suggestivo in un luogo ricco di sollecitazioni e di contrasti. Per fare un viaggio simile, l’equipaggio immagina un veicolo senz’altro a due ruote, che però incarni un po’ della cultura italiana, qualcosa di nostrano che porti nel nuovo continente un po’ d’aria dello Stivale. Grazie a differenti contatti nati a seguito del lavoro di Gianni, che opera nella sperimentazione dei motori, la Moto Guzzi si fa avanti e contatta i due proponendo l’uso di una Stelvio NTX per compiere l’opera. A maggio del 2010, i due entrano in possesso, pardon in comodato d’uso…, di una maxienduro di Mandello, color magnesio, perfettamente di serie, ad eccezione di alcuni accessori ed il serbatoio supplementare creati da “Stucchi”, moto che Gianni e Gisella utilizzeranno per ventimila chilometri prima di spedirla ad Anchorage per percorrerne altrettanti. Il viaggio di Gianni e Gisella è senz’altro qualcosa di unico e di estremamente affascinante: la differenza abissale che separa due porzioni di un unico continente dove la relativa calma e tranquillità della porzione nord contrasta con le immagini della parte più meridionale. Gianni racconta con emozione il valore della vita che appare come nullo in alcune zone del sud, dominate da banditi pronti ad uccidere per pochi dollari, armati fino ai denti come nei film di Schwarzenegger. Eppure, nonostante questo clima armato, lungo tutto il viaggio, i due non hanno mai avuto problemi o mai si sono sentiti in pericolo. Sicuramente la loro condotta prudente ha aiutato a tenere i problemi lontani dalle ruote della Stelvio: viaggiare solo di giorno, evitando di circolare una volta fatto buio, non solo per i personaggi armati ma anche per animali di ogni foggia e dimensione che si trovino a circolare liberamente sulle strade. Molti di questi luoghi sono rimasti loro nella memoria per il semplice fatto di trovarsi completamente immersi nel nulla. Solo loro, la moto ed il suono del vento ad accompagnarli, in una dimensione meditativa che “ci ha rubato l’anima ed il cuore”. Deserti dove il nulla regna sovrano, dove l’uomo non è arrivato e dove l’uomo non c’è più, un orizzonte vuoto che segna il confine tra terra e cielo senza null’altro. La solitudine, che appare in alcune immagini di Gisella, quasi contrasta con il piacere dell’incontro con sconosciuti che per un attimo si sono inseriti in quel percorso lungo migliaia di chilometri e, quasi inconsapevolmente hanno segnato un tratto indelebile nella memoria. Il calore umano, l’interesse senza secondo fine e la propensione verso l’altro di molti dei visi a cui si sono rivolti, sono come istantanee di vita che restano per sempre. Il viaggio di Gianni e Gisella appare nelle loro parole come un viaggio interiore, guidato dalla voglia di scoprire e di conoscere senza nessun afflato competitivo, senza la voglia di dimostrare niente a nessuno seppur nell’eccezionalità di un percorso tutt’altro che banale. E’ verso la fine del viaggio, quando il punto più estremo del continente non sarà raggiungibile per il clima avverso, che i due decidono di chiudere il lungo tour senza rischiare oltre, ben soddisfatti della strada percorsa. Non arrivare alla meta prefissata non è una sconfitta, tutt’altro. Il bello è proprio poter tornare ancora per raggiungere proprio quel punto, magari nella bella stagione, quando il sole e non la neve coprirà il Passo Garibaldi ultimo valico prima di raggiungere l’estremità sud della terra americana. Un viaggio di questo genere non è stato una sfida personale con la strada ed il clima, né tantomeno con la moto, ma è una prova per la coppia che si è trovata unita nelle difficoltà e si è scoperta nella propria dualità nel contatto con le persone incontrate, con le quali si sono instaurati rapporti molto significativi seppur di breve durata. Un esempio per tutti è la signora che in Guatemala che dice ai due in inglese “Vi siete persi?” e si offre di accompagnarli, facendo strada con il suo scooter fino alla prima indicazione. Queste sono sensazioni che “quando si è da soli fanno stare bene, anche se durano solo un attimo”, dice Gianni un po’ emozionato per il ricordo. Anche sul versante meccanico, la moto non ha avuto alcun problema: un totale di circa 540 kg. che hanno percorso senza intoppi i ventiquattromilacinquecento kilometri di strada. Lungo il tragitto sono stati effettuati i tagliandi regolari e le sostituzioni delle parti usurabili come da manutenzione programmata. Oggi la Stelvio NTX ha quarantacinquemila chilometri ed è stata restituita alla casa madre, ma non è escluso che un domani possa tornare nel box di Gianni e Gisella. Eh si, perché i due, hanno già dichiarato la loro volontà di ripartire verso un’altra meta, che personalmente mi affascina ancora di più: la Mongolia. Un nuovo tour di circa ventiduemila chilometri tra Europa e Asia, per unire idealmente Mandello del Lario con la capitale che fu di Genghis Khan, magari proprio in sella a “quella” Stelvio. A Gianni e Gisella auguriamo davvero un “in bocca al lupo” per la loro impresa futura, speriamo davvero di incontrarli di nuovo per viaggiare con la mente sulle loro parole ed immagini, magari ancora in sella ad una Guzzi! Grazie per la vostra pazienza e le emozioni che ci avete dato e per la semplicità con cui avete raccontato un viaggio eccezionale…. Un lampeggio. Roberto Polleri “ropoller” L’avventura di Gianni e Gisella potete trovarla sul sito www.livetheworld.it, che contiene il libro, i DVD e molti altri contenuti di sicuro interesse. |
























